La caduta accidentale di una persona in mare rappresenta una delle emergenze più critiche che possono verificarsi durante la navigazione. Anche in condizioni meteomarine favorevoli, pochi istanti possono fare la differenza: l’imbarcazione continua a muoversi, la distanza dal naufrago aumenta rapidamente e onde, vento e corrente possono renderne difficile l’individuazione.
La prima regola è quindi la prevenzione. Il comandante deve prestare attenzione affinché nessuno a bordo sia esposto inutilmente al rischio di caduta, soprattutto durante cambiamenti di velocità e di rotta, con mare formato o durante la navigazione a motore. È inoltre importante conoscere le capacità natatorie delle persone presenti a bordo e adottare tutte le precauzioni necessarie in relazione alle condizioni di navigazione.
Ma cosa bisogna fare quando una persona cade effettivamente in mare? E quali manovre deve conoscere chi si prepara a conseguire la patente nautica a vela o a motore?
La procedura di recupero dell’uomo a mare non costituisce soltanto una fondamentale competenza di sicurezza: è anche materia di studio per la patente nautica, è presente nei quiz ministeriali e la manovra di recupero fa parte delle esercitazioni e della prova pratica. Il programma d’esame prevede infatti espressamente la capacità di eseguire le manovre finalizzate al recupero di uomo in mare.
Uomo a mare: la prima regola è prevenire la caduta
Il manuale Patente nautica a vela e a motore di Miriam Lettori, 11ª edizione, introduce l’argomento con un principio molto semplice: “Nessuno deve cadere in mare”.
La prevenzione comincia dal comportamento del comandante e dell’equipaggio. Una persona che cade da un’imbarcazione può rapidamente scomparire dalla vista, essere investita da un’altra unità o, soprattutto nelle immediate vicinanze della propria barca, essere esposta al grave pericolo rappresentato dall’elica.
Particolare attenzione deve quindi essere posta alla posizione delle persone a bordo, evitando situazioni inutilmente pericolose a prua o a poppa e avvertendo l’equipaggio prima di variazioni significative di velocità o direzione.
Sulle unità dotate di apposito dispositivo è inoltre importante utilizzare lo stacco di sicurezza del motore, collegato al timoniere: se chi conduce l’imbarcazione viene sbalzato dalla propria posizione, il distacco del dispositivo provoca lo spegnimento del motore.
La prevenzione è quindi il primo elemento della sicurezza. Ma, quando la caduta avviene, è fondamentale reagire immediatamente seguendo una sequenza di azioni precisa.
Cosa fare in caso di uomo a mare
La procedura descritta nel manuale può essere sintetizzata in alcuni passaggi fondamentali.
- Dare immediatamente l’allarme e non perdere di vista il naufrago
Chi vede una persona cadere deve allertare immediatamente l’equipaggio e indicare continuamente la posizione del naufrago, mantenendo il braccio teso nella sua direzione.
È un’azione apparentemente semplice, ma essenziale. Con il movimento della barca e delle onde bastano pochi istanti per perdere il contatto visivo con una persona in acqua.
Quando l’equipaggio lo consente, è quindi opportuno che una persona abbia come compito prioritario quello di non perdere mai di vista il naufrago, continuando a indicarne la posizione al comandante durante tutta la manovra.
Il principio trova riscontro anche nei quesiti ministeriali: il mantenimento del controllo visivo è indicato come una delle precauzioni fondamentali per agevolare il successivo recupero.
- Accostare immediatamente dal lato in cui è caduta la persona
Se l’imbarcazione procede a motore, una delle prime azioni è accostare dal lato in cui è caduto l’uomo.
Il motivo è direttamente legato alla sicurezza.
Quando la prua accosta verso il lato della caduta, la poppa si sposta nella direzione opposta: in questo modo l’elica viene allontanata dal naufrago, riducendo uno dei pericoli più immediati.
Non si tratta quindi di una regola da imparare semplicemente a memoria. La manovra deriva direttamente dal comportamento dell’imbarcazione durante l’accostata.
È anche un concetto presente esplicitamente nei quiz ministeriali, nei quali viene chiesto sia da quale lato debba essere effettuata l’accostata sia quale sia la ragione della manovra.
- Attivare il MOB e lanciare un mezzo galleggiante
Contemporaneamente alla manovra è opportuno attivare, quando disponibile, la funzione MOB – Man Overboard del GPS o del chartplotter.
La funzione consente di memorizzare rapidamente la posizione nella quale è stata segnalata la caduta.
Il MOB elettronico non deve però essere considerato un’alternativa al controllo visivo: conoscere le coordinate della caduta è utile, ma vento, corrente e moto ondoso possono nel frattempo spostare la persona.
Occorre inoltre lanciare immediatamente verso il naufrago un salvagente anulare, possibilmente associato alla boetta luminosa, o comunque un mezzo galleggiante idoneo disponibile a bordo.
La boetta luminosa assume particolare importanza nelle ore notturne perché contribuisce a creare un riferimento visibile in prossimità della persona in acqua. Di giorno, secondo la procedura riportata dal manuale, può essere utile anche l’impiego di un fumogeno arancione per facilitare l’individuazione della zona della caduta.
Anche il lancio del salvagente anulare compare espressamente tra i comportamenti corretti indicati nei quesiti ministeriali dedicati all’uomo in mare.
- Continuare la manovra senza perdere il contatto visivo
Dopo l’accostata iniziale, la manovra deve proseguire mantenendo costantemente sotto controllo la posizione del naufrago.
È importante distinguere due attività che avvengono contemporaneamente: condurre l’imbarcazione e sorvegliare la persona in acqua.
Quando sono presenti più persone a bordo, separare i due compiti consente al comandante di concentrarsi sulla manovra mentre un membro dell’equipaggio continua a indicare la posizione dell’uomo a mare.
- Come avvicinarsi all’uomo a mare
La fase di avvicinamento richiede particolare prudenza perché l’obiettivo non è semplicemente raggiungere il naufrago, ma farlo senza trasformare l’imbarcazione stessa in un ulteriore pericolo.
La procedura riportata nel manuale prevede di avvicinarsi il più possibile con prudenza sottovento al naufrago, con la prua sopravento.
Durante questa fase devono essere valutati attentamente la velocità residua dell’imbarcazione, il vento, il moto ondoso e soprattutto la posizione della persona rispetto allo scafo e all’apparato propulsivo.
- Motore in folle ed elica: la sicurezza durante il recupero
Quando si arriva nella fase finale della manovra, la gestione del motore diventa determinante.
Secondo la procedura indicata nel manuale, occorre mettere il motore in folle per smaltire la velocità iniziale e portare il naufrago al traverso dell’imbarcazione. Prima di effettuare materialmente il recupero a bordo, il motore deve essere spento, evitando così il rischio rappresentato dall’elica.
La persona può quindi essere condotta verso la zona più idonea dell’unità per essere issata a bordo.
Questo passaggio evidenzia un principio fondamentale: recuperare velocemente una persona è importante, ma farlo senza esporla a un secondo pericolo lo è altrettanto.
- Entrare in acqua per recuperare il naufrago?
Il manuale considera anche l’eventualità che una persona dell’equipaggio debba entrare in acqua per raggiungere il naufrago.
Non deve essere però una reazione automatica.
L’intervento è indicato soltanto quando indispensabile e quando a bordo rimangono altre persone in grado di governare l’unità e gestire il recupero. Chi entra in acqua dovrà raggiungere il naufrago e, secondo la tecnica indicata, avvicinarsi prendendolo alle spalle.
L’obiettivo è evitare che un’emergenza con una persona in acqua si trasformi in una situazione nella quale anche il soccorritore si trovi in difficoltà e l’imbarcazione rimanga senza un adeguato controllo.
Cosa succede se nessuno ha visto cadere l’uomo in mare?
La situazione diventa ancora più complessa quando ci si accorge della caduta soltanto dopo che questa è avvenuta.
In questo caso non è disponibile un riferimento visivo immediato e può essere necessario riportare l’imbarcazione verso la traiettoria precedentemente percorsa.
Una delle manovre tradizionalmente utilizzate a questo scopo è la curva di Williamson.
La curva di Williamson
La curva di Williamson è una manovra finalizzata a riportare l’unità sulla rotta reciproca, cioè in

direzione opposta rispetto alla rotta originariamente seguita, permettendole di ripercorrere la propria precedente direttrice.
Nella procedura illustrata dal manuale di Miriam Lettori, quando la caduta non è stata osservata si effettua inizialmente un’accostata di circa 70°-80°, per poi invertire l’accostata e portarsi sulla rotta opposta, tornando a navigare lungo la propria scia.
La logica della manovra è particolarmente importante: se non conosciamo esattamente il punto in cui la persona è caduta, tornare sulla linea di rotta precedentemente percorsa aumenta la possibilità di ritrovarla.
La curva di Williamson è quindi un buon esempio di come, nella preparazione nautica, sia più utile comprendere la geometria e la finalità di una manovra piuttosto che memorizzarne semplicemente il nome.
Uomo a mare nei quiz della patente nautica
Per chi sta preparando la patente nautica, l’uomo a mare è un argomento da conoscere non soltanto dal punto di vista pratico.
La materia rientra nella sicurezza della navigazione e le banche dati ministeriali comprendono quesiti specifici dedicati ai comportamenti da adottare.
Tra i concetti sui quali è necessario essere preparati rientrano, ad esempio:
- il lancio del salvagente anulare verso il naufrago;
- l’accostata immediata dallo stesso lato della caduta;
- la ragione per cui questa accostata allontana l’elica dalla persona;
- la necessità di mantenere un controllo visivo costante;
- il riconoscimento della corretta manovra dell’imbarcazione in caso di uomo in mare.
Non si tratta di ricostruzioni teoriche: quesiti di questo tipo sono presenti nell’elenco nazionale ufficiale pubblicato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
Questo è anche il motivo per cui, durante lo studio, è preferibile comprendere la causa e l’effetto di ogni azione. Sapere che bisogna accostare dal lato della caduta è utile per rispondere correttamente al quiz; capire che la manovra serve ad allontanare la poppa e l’elica permette invece di acquisire una competenza realmente utilizzabile in mare.
La manovra dell’uomo a mare nella prova pratica della patente nautica
Il collegamento con la patente nautica diventa ancora più evidente quando dalla teoria si passa alla conduzione dell’imbarcazione.
Il recupero di uomo in mare è espressamente previsto tra le esercitazioni pratiche individuate dal programma ministeriale, insieme agli effetti di timone ed elica, all’utilizzo della strumentazione di bordo e alle manovre di ormeggio, disormeggio e ancoraggio.
Durante la prova pratica il candidato deve dimostrare di saper condurre l’unità ed effettuare con capacità e prontezza le manovre richieste, comprese quelle finalizzate al recupero dell’uomo in mare.
È qui che ciò che si è studiato sui libri e incontrato nei quiz assume una dimensione completamente diversa.
Bisogna conoscere gli effetti del timone e dell’elica, controllare la velocità dell’unità, valutare vento e condizioni del mare, mantenere il riferimento del naufrago e coordinare correttamente le diverse fasi della manovra.
Dai quiz alla navigazione reale: perché la manovra va compresa, non memorizzata
La preparazione alla patente nautica non dovrebbe limitarsi a individuare la risposta corretta tra quelle proposte da un quiz.
L’esempio dell’uomo a mare mostra perfettamente perché.
Accostare dal lato della caduta, mantenere il contatto visivo, lanciare il salvagente, utilizzare la funzione MOB, controllare la velocità e mettere in sicurezza l’elica sono azioni che acquistano significato quando si comprende cosa sta accadendo all’imbarcazione e quali rischi corre la persona in acqua.
Durante la prova pratica questa conoscenza deve trasformarsi nella capacità di manovrare. In una reale situazione di emergenza deve invece diventare prontezza di azione, coordinamento dell’equipaggio e capacità di assumere rapidamente le decisioni corrette.
Per chi sta conseguendo la patente nautica a motore o a vela, imparare correttamente la manovra dell’uomo a mare significa quindi prepararsi contemporaneamente a tre situazioni: rispondere ai quesiti teorici, eseguire la manovra durante la formazione e la prova pratica e, soprattutto, sapere come comportarsi se l’emergenza dovesse realmente verificarsi durante la navigazione.
È questa la differenza tra imparare una procedura per superare un esame e acquisire una competenza nautica.
Fonti e approfondimenti
Miriam Lettori, Patente nautica a vela e a motore, 11ª edizione, sezione “Uomo a mare (evento straordinario)”, p. 134.



